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Storia di Cepagatti

Si ringrazia per la preziosa e gentile collaborazione, il Prof.Mario Camillo Nardicchia per le notizie storiche di cui sotto.


CEPAGATTI NELLA STORIA


Cepagatti o Castel Cepagatti (come si trova scritto nel Dizionario geografico ragionato del Regno di Napoli di Lorenzo Giustiniani, 1797) ha subìto nel nome varie trasformazioni: CEPPAGATTA, CAPOGATTO, addirittura REPAGAGUM (foglio 1016 – Antinori – Coreografia storica degli Abruzzi vol. XXV-XLII).
L’attuale nome pare derivi dall’espressione latina “PAGUS CAPTUS” (villaggio conquistato) oppure da “CIS PAGUS TEATIS” (villaggio al di qua di Teate = Chieti) o, come la leggenda dice, da “CI HA PAGATO”, dal pedaggio che doveva pagare chi passava attraverso la porta ghibellina, tuttora esistente. Recenti studi avanzano l’ipotesi della derivazione del nome Cepagatti dal termine bizantino usato per indicare il bulbo gigliaceo dell’aglio.
Da resti archeologici rinvenuti in zone limitrofe e scientificamente datati (cfr.Proff. A.Radmilli, A.De Nino, L. Macchia) si può dedurre che anche il territorio di Cepagatti ospitò in tempi assai remoti dei villaggi primitivi. Al museo Archeologico dell’Università di Pisa sono conservate delle schegge di palafitte rinvenute in Contrada Cantò a ridosso del fiume Aterno – Pescara.
Gli Italici delle zone di Pinna e Teate, in mezzo alle quali si trova il territorio di Cepagatti, timorosi della minacciosa potenza di Roma, mandarono ambascerie per chiedere pace e offrire amicizia (da storie di Polibio).
Ci si potrebbe chiedere perché si nomini Roma: sotto le fondazioni della Turris Alex nella piazza principale di Cepagatti, sono stati trovati ruderi che testimonierebbero la presenza di una cisterna romana. E non basta: la torre è allineata con una delle torri di segnalazioni che usavano i romani, tuttora esistente in località Forca di Penne.
La torre attribuita poi ai Longobardi potrebbe essere stata edificata su una preesistente costruzione romana.
Recentemente, nei pressi della torre, sono state scoperte grandi anfore olearie romane durante lavori di scavo.
Inoltre Cepagatti è menzionata nell’elenco di baroni che avevano fornito dei “Militi” per la seconda Crociata (1147-1149).
Le invasioni barbariche, e in particolare i Longobardi, influenzarono le popolazioni e la fierezza dei costumi, ma non riuscirono a farsi amare.
Tuttavia furono gli stessi Longobardi che provvidero a costruire il castello e la torre, ancora esistenti, abbattendo una folta foresta divenuta ricovero di masnadieri, come riportato dall’Enciclopedia Treccani. In breve tempo tutta la zona fu coltivata e abitata.
Primo abitante del castello turrito fu certo Giovanni Profeta della città di Chieti.Avendo questi una figlia di nome Antonia, il feudo era divenuto di diritto franco ed esso, alla morte del Profeta, era ricaduto alla Regia Corte di Napoli in quanto, come detto, non poteva essere tenuto da una donna.
Isabella di VAUDUMONT, nominata da Renato D’Angiò sua vicaria con lettera da Digione 4-6-1435, giunta a Napoli nell’ottobre concedeva con diploma reale nell’anno del Signore 1436 l’investitura del feudo ad Antonia e ai suoi eredi.
Antonia, rimasta vedova di Filippo di MONDO DI VALIGNANO, sposò il nipote di Filippo Giovanni Valignani.
Indi il feudo passò a Cesare Profeta, poi a Giulio, a Giovanni Battista Valignani, poi passò ad Ascanio Valignani; siamo nel 1568 circa; quindi a Gerolamo o Geromina Valignani, ad Ottavio e ad Alessandro che ottenne il titolo di Marchese di Cepagatti; siamo nel 1632.
Nel 1648 Cepagatti è riconosciuto comune. (Strafforello: La Patria – Geografia dell’Italia – UTET 1899).
Dopo Giacomo Valignani, la Signoria passò a Federico Valignani, in Arcadia “Nivalgo Aliarteo”, autore, tra l’altro, di una “Centuria di Sonetti istorici” il quale morì nel 1753.
Federico restaurò il castello nel 1730, come da lapide ai piedi della scalinata, forse in occasione delle nozze della figlia Anna Ninfa con il duca di VENTIGNANO CESARE MONTICELLI DELLA VALLE.
Dai DELLA VALLE il castello fu venduto intorno al 1907-1909 agli attuali proprietari, i Marcantonio.


APPROFONDIMENTO STORICO


Le prime notizie storiche documentate di Cepagatti datano il 10 Maggio 1436, quando Isabella D’Angiò, moglie di Renato D’Angiò, assegnò il Feudo di Cepagatti alla famiglia PROFETA di Chieti, allora famiglia nobile.
Prima di questa epoca si può dire che le origini di Cepagatti sono non documentabili o oscure, anche se appresso diremo che da alcune testimonianze storiche la zona fu da molto tempo centro di insediamenti militari o di altra natura; infatti da alcuni ritrovamenti di reperti archeologici fatti nel 1970 in zona Piana della Ripa, terreni Fiucci, ed in prossimità dell’attuale frazione Cantò – Santuccione, da parte della sovrintendenza alle Antichità e Belle Arti di Chieti, con la collaborazione di alcuni cittadini di Cepagatti, si è scoperto che nella zona vi erano villaggi risalenti all’epoca pre-romana. Durante gli scavi sono venuti alla luce resti ossei di cinghiali, cervi ed altri animali da cacciagione, nonché tanti cocci di vasellame pre-romano, che hanno fatto attribuire le scoperte, con il suffragio dell’Archeo-club di Pescara e la Sovrintendenza di Pisa, all’esistenza in loco di un villaggio di cacciatori e pescatori. Tali notizie sono avvicinabili all’esistenza, tuttora, della fortezza che alle origini non può che essere stata “presidio militare” al servizio delle varie potenze che governarono la zona.
La torre attuale di architettura Longobarda serviva durante tale dominio a difendere la zona circostante che si vuole sia stata boscosa ed in parte coltivata con le colture di allora: olive, vigneti, mandorli, fichi, ciliegie, mele, pere, cotogne ecc.
Dopo tale periodo il Feudo, che si chiamava Castel di Cepagatti, abitato sporadicamente dai signori proprietari, almeno la torre ed il palazzo, passò sotto varie proprietà, tra cui quella di “GIOVANNI DA CATIGNANO”.
Verso la fine del 14° secolo risulta comunque che era stato affidato a certo “CARLO DI DURAZZO”, poi aggregato alla contea di Manoppello, feudo di NAPOLEONE ORSINI. Il 10 maggio 1436 passò alla famiglia PROFETA di Chieti. Nel 1505 la roccaforte e l’intero feudo di Castel di Cepagatti furono assegnati alla famiglia Ventignano che, come le altre, vi abitava solo sporadicamente, come residenza di campagna. In tale epoca il Re FERRANTE unì il feudo di Cepagatti a quelli di Miglianico e Montupoli. I padroni abitavano in tale periodo a Chieti che era centro di dimora di molte signorie.
Infatti fino al 1551 si presuppone che a Cepagatti non vi abitava nessuno stabilmente, perché nei registri delle riscossioni delle “GABELLE” (o tasse dell'allora governo locale) non figura trascritto alcunché, segno che ufficialmente non vi erano abitanti nel presidio (torre e castello).
Solo nel 1848, su incarico dei DELLA VALLE (proprietari del momento) gli avvocati Vito e Agostino CASELLI, di Napoli, a seguito di ricerche nei grandi archivi del Regno di Napoli scoprono che già dal 1561 nella descrizione delle terre e delle ville delle 12 provincie del Regno non figura censito Cepagatti, come fuochi, che allora equivalevano a ceppi di famiglie che abitavano in paesi o castelli. Tale mancanza di censimento viene attribuito anche alla mancanza nei registri dell’archivio del Regno di Napoli di alcuni fogli tra cui il n° 74. Tra il 1595 ed il 1612 la zona viene indicata come provincia d’Abruzzo CITRA, cioè oltre, naturalmente il fiume Pescara. Che segnava in qualche modo il confine di Chieti.
Sempre in tali registri si legge che Cepagatti figura tassata solo nel 1648 con 13 fuochi l’anno, cioè la famiglia assegnataria di quel momento che aveva il potere di proprietà sulla zona pagava tasse al Regno di Napoli per 13 gruppi di famiglie, ossia appunto 13 fuochi.
Intorno al 1648 Cepagatti fu elevato a Comune ed in tutta la zona iniziò la colonizzazione sotto la padronia del Valignani che fecero giungere i coloni dai centri vicini e lontani del Regno; i primi terreni coltivati furono quelli a ridosso del fiume Pescara, sotto Contrada Cantò, che allora veniva chiamata “CASANOVA” e “FANTASCIONE”, dove v’erano diverse sorgenti di acqua. Sotto i Valignani Cepagatti si sviluppò ed arrivò agli inizi del 700 a contare oltre 300 abitanti: tutti coloni ed artigiani che a mano a mano diboscavano l’intera zona. La terra, in quella epoca, per la maggior parte veniva fatta coltivare a conduzione diretta.
I signori Valignani fecero costruire in quel periodo un frantoio (o “tappeto”), un mulino ad acqua che ha funzionato con tale forza motrice fino a qualche decennio fa, una fornace, un forno pubblico per il pane: tutte attività per le quali chi se ne serviva pagava le prestazioni al marchese Valignani.
Tra i discendenti dei Valignani, ereditò il castello ed il Feudo Federico Valignani, battezzato a Cepagatti nel 1694, che ebbe solo due figlie, delle quali la prima andò sposa al Duca di Alanno e la seconda, Anna Ninfa, a cesare Monticelli Della Valle, duca di Ventignano di Napoli. Le nozze di Anna Ninfa furono celebrate nel 1740 con Cesare Monticelli Della Valle il quale, tra l’altro, aveva molte proprietà anche nella provincia di Caserta tra cui, appunto, il Feudo di Ventignano di cui tuttora alcune zone di Cepagatti portano ancora il nome.
Da tale matrimonio nascono due figli maschi, ma nel frattempo la proprietà di Cepagatti passa ai Monticelli DELLA VALLE e precisamente ai due figli Nicola e Filippo Giacomo, i quali assumono il titolo nobiliare di Marchesi di Cepagatti. Il Marchese Monticelli Della Valle, nel 1790 cede quasi l’intera proprietà a grosse famiglie di contadini, ricevendo da costoro un affitto, cioè un Tomolo, come veniva chiamato allora. Il Tomolo consisteva in un Kilo di grano per ogni ara di terra.
Altri terreni vengono disboscati e nascono le contrade “FASOLO”, dove si insediano i DI GIOVANNI, i DI FILIPPO e gli EVANGELISTI; Rapattoni superiore ed inferiore, ove si installarono i RAPATTONI, mentre alle contrade SANTUCCIONE e CANTO’ si installarono gli omonimi ceppi famigliari.
Cepagatti centro comincia a crescere, sorgono le prime case in piazza, che allora venivano indicate fuori dal borgo”medioevale”. Furono edificate la magioni dei signorotti e delle famiglie benestanti, che allora sapevano le lettere, unitamente alle famiglie degli artigiani: fabbri, carrai, frantoiani, sarti ecc. (D’ORTENZIO, DE FELICE, BABORE, SANTUCCIONE, MORELLI, ecc.). Nel 1810 Cepagatti già contava 1500 abitanti ed i terreni coltivati erano più del doppio di 20 anni prima, con una rendita agricola molto elevata per quel tempo. I prodotti raccolti venivano venduti nei mercati vicini: Pianella, Catignano e Chieti, dove spesso avvenivano fiere e mercati.
Dai registri di Napoli risultano che i terreni coltivati erano:870 tomoli dati in affitto perpetuo; 461 tomoli in affitto a 29 anni, altri 1677 tomoli coperti da boschi querce, 229 tomoli coperti da siepi, strade e steppe. In tutto il territorio vi erano 4500 querce, che producevano ghiande molto richieste allora per foraggiare cavalli e maiali; 11.000 piante di olive, 166.000 viti di vigna bassa.
Al Marchese spettavano, come affitto: 1331 tomoli di grano, pari a q.li 532,40, q.li 800 di ghiande, 1200 staie di olio, 420 ettolitri di vino. Il Marchese Monticelli DELLA VALLE morì nel 1725. La proprietà passò al figlio Cesare che assunse il titolo del Nonno, “DUCA DI VENTIGNANO”, e all’età di 19 anni sposò la duchessa Caterina Macedonio, figlia del Marchese di Ruggiano. La sposa morì di parto il 25 marzo 1796, mentre il neonato al quale fu dato il nome di FRANCESCO Saverio, marchese anche di Casanova, si salvò. Il padre ancora giovane si risposò nel 1807 con la Duchessa Donna Chiara di TOCCO CANTELMO STUARD dei Principi di MONTEMILETO, dal cui matrimonio nacque il figlio Filippo il quale, come il nonno, fu nominato Marchese di Cepagatti. In tale periodo tutta la proprietà era amministrata per loro conto da certo Cesidio ORTENSIO. (note tratte dall’archivio storico di Graziano De Santis).


ORGANICO TESSUTO URBANO


Il comune di Cepagatti è situato in provincia di Pescara, ed ha una superficie territoriale di 3.034 Kmq ed un numero di 8.990 abitanti (21-07-2006).
Nel 1861, anno dell’Unità D’Italia, la popolazione di Cepagatti era appena 2.854 abitanti. Nel 1951 vengono superati i 5.000 abitanti, In dieci anni, fino al 1961, la popolazione scende di 300 unità: è l’esodo emigratorio verso il nord Europa e oltreoceano. Nel 1971, il nuovo censimento rivela 5.330 residenti. Inizia il forte incremento che porta, in 3 decenni, al raddoppio della popolazione.
Esso è distante da Chieti 10 Km e da Pescara 16 Km. Il suo territorio è attraversato dall’autostrada A25 per Roma.
Ha un nucleo storico, intorno al torrione costruito dai Longobardi.
E’ dotato di piccole piazze, che vengono utilizzate per attività culturali e musicali, date le buone caratteristiche acustiche.
Il Comune ha una storia molto lontana e l’economia è fondata sull’agricoltura, il commercio e l’industria.
Nella zona di Villanova si sono concentrate le maggiori attività industriali ed i grossi centri commerciali che fanno sentire la loro presenza per l’economia anche in tutta la Regione Abruzzo.


1.
Cepagatti centro: Castello medioevale, (anno 1000, di origine Longobarda) costruito su una villa romana di cui si conserva un tratto di “opus reticulatum”. Tutto intorno abitazioni in mattoni faccia a vista ottocentesche che annunciano il “Liberty”. Nel centro storico la pittrice Mira Cancelli ha eseguito, sulle facciate delle case, una serie di murales che illustrano le caratteristiche e le fasi evolutive della cittadina.
VESTIGIA DI ABITAZIONI RURALI DI ARGILLA IN VIA Pian dell’Ara.
Recupero ed esposizioni presso la sala consiliare comunale di anfore olearie romane datate cinquant’anni prima di Cristo dalla Sovrintendenza archeologica di Chieti.
2.
Villanova:Centro abitato caratterizzato da case basse tradizionali sviluppate a ridosso di ville baronali (Valignani e Pignatelli) e presenza di case in argilla.
3.
Vallemare:Centro abitato di tipo tradizionale sviluppato lungo un percorso collinare a ridosso del tratturo, via di transumanza che conserva ancora una chiesa (detta Mirella) di devozione pastorale e presenza di parecchie case in argilla (paglia e fango), resti di palafitte trovati negli anni ’60 dal Professor Radmilli dell’Università di Pisa, in zona Cantò lungo il fiume Pescara, attualmente in mostra al Museo Archeologico di quella Università, come già si è detto.



INTEGRAZIONE FUNZIONALE


I centri abitati prima descritti, (Centro, Villanova e Vallemare), nel tempo ampliati territorialmente da costruzioni più moderne, sono dotati di servizi di accoglienza, di ristoro, di pronto soccorso, di guardia medica, ricreativi ecc. funzionali alla fruizione delle bellezze paesaggistiche e naturali (tratturo, vista della Maiella e del Gran Sasso, parchi fluviali Nora e Aterno – Pescara, sorgenti Fosso del lupo, Fantascione, Fonte delle grotte, fontana Vecchia ecc.) nonché di quelle culturali del territorio circostante, in particolare dell’oasi orientale Greco-Bizantina di Villa Badessa (2Km.) con Icone (circa 80) del ‘400, alcune delle quali provieniti dal Monte Athos (penisola Calcidica-Grecia) uniche al mondo, nonché di quelle locali e del circuito dei Castelli: Cepagatti, Rosciano, Nocciano, Forca di Penne ecc.



ATTIVITA’ CULTURALI, SPORTIVE, IMPRENDITORIALI



La costituzione dell’Ente Manifestazioni Cepagattese con atto del 1° giugno 1999 (registrato all’ufficio del registro di Pescara il 30 giugno 1999), permette l’elaborazione annuale di un programma di attività culturali quali: concerti lirico-sinfonici, bandistici, (caratteristica locale è la tradizione della banda musicale di rinomanza internazionale creata nella seconda metà dell’800), rappresentazioni teatrali, allestimenti di carri allegorici, (carnevale, festa tradizionale di S. Rocco il 16 agosto di ogni anno, di istituzione seicentesca e di richiamo turistico notevole).
La locale scuola media “G. D’Annunzio” promuove annualmente attività internazionali contemplate dall’UNESCO del cui organismo delle Nazioni Unite fa parte da tre lustri, quali conferenze su Cinema, Pace, Europa, Ambiente, Diritti Umani, dell’Infanzia ecc. Essa è gemellata con altre scuole europee quali:

2° Prototipo Gymnasio e Enieo PolikladikoLykio di Atene (Grecia)
Escuela Publica “Isidro Marti” di Barcellona (Spagna)
Scuola Italiana del Consolato di Lucerna (Svizzera)
Scuola Media Statale “G. D’Annunzio”di Motta S. Anastasia (Catania)

Cepagatti è, come noto, sede di mercato domenicale di notevole richiamo interprovinciale di origine settecentesca, che si compone di oltre 160 banchi e si tiene per 52 settimane all’anno.
E’ in piena attività, infine, il grosso complesso del mercato Agroalimentare all’ingrosso in territorio di Villanova, il più grande del Centro-Sud della penisola, funzionante tutto l’anno.
Per quanto concerne lo sport, oltre alla presenza di impianti sportivi per la pratica del calcio, calcetto, basket, tennis, ginnastica, è da ricordare l’intensa attività svolta dal gruppo ciclistico NOCE ( Nocciano Cepagatti) a favore dei piccoli che intendono dedicarsi alla gare su due ruote. Notevole è la risonanza del Cepagatti Basket, squadra che milita nel campionato C2 e del gruppo podistico “Cepagatti Runners”.
Nel campo della musica, un certo prestigio ha raggiunto il coro folkloristico “Sotto la torre” che si esibisce da alcuni decenni sui palcoscenici regionali, nazionali e internazionali.





UOMINI ILLUSTRI DI CEPAGATTI


P. ALESSANDRO VALIGNANI


Fin verso l’inizio del XVIII secolo, nel collegio della Missione Cattolica di Macao, si poteva ammirare un ritratto di Padre Alessandro Valignani, con sotto la seguente iscrizione in lingua giapponese


RITRATTO DEL GRAN PADRE ALESSANDRO VALIGNANI
EUROPEO, ITALIANO,NAPOLETANO
DA DIO MANDATO NELLE INDIE
E IN QUESTO IMPERO DEL GIAPPONE
PER VISITATORE GENERALE
E SUPERIORE GENERALE
E SUPERIORE DELLA COMPAGNIA DI GESU’
CON ZELO APOSTOLICO HA PROPAGATO LA FEDE DI CRISTO
CON LA SUA SOMMA PRUDENZA L’HA SOSTENUTA E DIFESA
IL SUO CORPO DA TANTE E SI’ IMMENSE FATICHE CONSUMATO
RIPOSA IN QUESTA CHIESA DI MACAO.

Alessandro Valignani nacque a Chieti nel 1539, il 20 febbraio, da Giovan Battista, “barone di CIPAGATTO e della ROCCA MORICE” di discendenza normanna, e da Isabella Sangro, nobile napoletana discendente da Odorisio, primo conte di Sangro nel 1093, a sua volta di stirpe carolingia.
Nella città natale l’adolescente Alessandro ricevette i primi insegnamenti umanistici e cavallereschi per poi passare a studi più impegnativi presso l’Università di Padova ove conseguì nel 1557, a soli 19 anni, la laurea di dottore in diritto.
Si trasferì quindi a Roma, al seguito di Paolo IV – al secolo Giampietro Carafa – vescovo di Chieti dal 1504 ed eletto Papa nel Concistoro del 1555, ed iniziò gli studi filosofici nel collegio Romano: nel marzo 1570 fu ordinato sacerdote.
Per la sua acuta intelligenza e per le eccellenti qualità di apostolato, Alessandro Valignani fu scelto da P. Everardo Mercuriano, IV^ Generale della Compagnia di Gesù, insieme con altri 32 Gesuiti e preposto a questi col titolo di “Visitatore e Commissario Generale d’Oriente” con il compito di ispezionare ed ampliare sempre più le Missioni Cattoliche in Asia.
Dopo un intenso periodo di preparazione spirituale, il 24 settembre 1573 Alessandro ed i 32 Gesuiti lasciarono l’Italia e, dopo 15 giorni di navigazione, approdarono ad Alicante, passarono poi a Valencia, visitarono le maggiori città spagnole ed il 24 dicembre del ’73 finalmente gettarono le ancore a Lisbona, ricevuti dal re portoghese Dom Sebastiao, nella corte invernale di Almeri,. Il 10 marzo 1574 si tentò la grande partenza in Atlantico ma una tempesta costrinse le 5 navi – la cui capitanata dal nome Le Piaghe ospitava il Valignani – a tornare indietro. Il 21 marzo si salpò definitivamente con destinazione Goa, possedimento portoghese in India, distanza 11.500 miglia, ove i missionari arrivarono il 6 settembre dopo una traversata estremamente avventurosa. Qui P. Valignani trovò la comunità cattolica già ben organizzata per opera di San Francesco Saverio che aveva iniziato il suo lavoro di conversione fin dal 1546. Ma il compito del Valignani era ben più arduo: evangelizzare la Cina. Raccomandò perciò ai Gesuiti di imparare la lingua e di adattarsi ai costumi locali. Suo diretto collaboratore per questa impresa fu il Padre Matteo ricci di Macerata il quale, istruito e diretto dal Valignani, il 24 gennaio 1601 entrava finalmente in Pechino e vi fondava la Missione. In precedenza, dalla sua residenza di Macao, Padre Alessandro aveva per 3 volte visitato il Giappone ed era stato accolto con benevolenza dall’Imperatore NOBUNAGA e dai suoi successori TOYOTOMI HIDEYOSHI e TOKUGAWA IYEYASU, i quali accettarono la fondazione di altre Missioni. Di ritorno a Macao dall’impero del Sol Levante, il 20 gennaio 1606 il nostro concittadino si spense serenamente. Gli scritti di P. Valignani sono stati raccolti e studiati dal tedesco P. Joseph Franz Schutte e raggiungono – tra lettere, avvisi, istruzioni, opere ascetiche – il numero 422. Le lettere sono 260 e solo due di esse indirizzate ai familiari: una alla madre spedita da Goa il 5 dicembre 1587 ed una al fratello Gio Andrea, spedita da Nagasaki il 23 ottobre 1598. Le su citate opere sono conservate nell’archivio Romano della società del Gesù e parecchi manoscritti si trovano al British Museum di Londra, all’Archivio Indiano di Siviglia, presso la Biblioteca da Ajuda di Lisbona, la Biblioteca Nazionale V. Emanuele di Roma, l’Archivio Vaticano e l’Archivio di stato di Simancas presso Valladolid in Spagna. In quest’ultimo Archivio si trovano 6 lettere inedite scritte in lingua portoghese dal Valignani ed indirizzate a Filippo II re di Spagna, con le quali informa il sovrano sui progressi della fede cattolica in oriente.






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